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Per una scuola che risponda alle necessità

di Nicodemo Cannavò, presidente della sezione PPD Tenero-Contra PeL, venerdì 18 giugno 2010, p. 14

Quello che voglio esporvi in queste mie riflessioni è il punto di vista di un docente di scuola media, un “giovane” docente, che ha vissuto la riforma del settore medio. Qualche mese fa in un’intervista rilasciata al Quotidiano in occasione della Conferenza svizzera dei Direttori dei dipartimenti dell’educazione l’on. Gendotti ha sostenuto che la nostra scuola “sta bene”. Non ricordo le parole esatte, ma il concetto era questo. Io mi permetto di dissentire. All’interno dei varî istituti scolastici tutti fanno del loro meglio, ma questo non basta. Perché?


Mancanza di ‘verticalità’.
Il nostro sistema scolastico lavora a compartimenti stagni. Chi inizia ad educare ed istruire i ragazzi non ha in chiaro il prosieguo dell’iter formativo, così come chi lo prosegue non sa che cosa sia capitato prima. In parole povere i docenti delle elementari lavorano senza sapere esattamente che cosa succederà alle medie e viceversa. Lo stesso discorso potrebbe essere fatto per tutti gli ordini di scuola. Quest’anno ho provato ad affrontare il problema e ho proposto di risolverlo con incontri tra docenti dei varî ordini: un muro. Una prova sotto gli occhi di tutti è il fatto che le riforme del liceo e della scuola media non sembrano essere nate da un progetto comune. Fatta una riforma, si è corsi ai ripari negli altri ordini per salvare il salvabile.


Formazione per docenti: un altro pianeta!
Penso di potermi esprimere – e non per sentito dire – sulla famigerata Alta Scuola Pedagogica, ora Dipartimento dell’Apprendimento e della Formazione della SUPSI. Ho frequentato per ben tre volte quell’istituto e per tre materie differenti: non sono ancora riuscito a trovare un docente di scuola media o liceo uscito dai corsi d’abilitazione che ne parli bene. L’inutilità di una formazione a tempo pieno – oltre che essere ovvia – è stata ribadita da tutti: docenti, direttori, sindacati, liberi pensatori. Chi l’ha voluta, allora? È un mistero.

Timori per il futuro.
Mancano docenti! Questo invece non è un mistero: lo scorso anno si è ricorsi al riciclaggio – non me ne vogliano i bravissimi colleghi chiamati in causa – di docenti di scuola elementare per l’insegnamento della matematica nelle scuole medie. Lo stesso problema rischia di ripresentarsi, secondo le opinioni di alcuni direttori, anche in futuro e per altre materie. L’arrivo di docenti italiani (che per insegnare in Ticino devono conoscere, oltre all’italiano, anche altre due lingue nazionali) non tapperà i buchi.
Le mie sono riflessioni a caldo, di chi tiene alla scuola e crede che si debbano investire tutte le risorse possibili per offrire a bambini e giovani una formazione solida e completa. Per far questo, forse, servirebbe maggior ascolto da parte di chi amministra e governa: allievi, famiglie, docenti e direttori sono i primi da coinvolgere nelle riforme, perché solo così sarà possibile avere una scuola che risponda veramente ai bisogni della società.
 




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